Casa del consumatore Lazio

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Studi e Ricerche S&C

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STUDI E RICERCHE

di

Dott. Renato Frisanco

 La rubrica S&R presenta in abstact la sintesi dei principali risultati delle ricerche sulle tematiche consumeristiche e di interesse dell’Associazione con il relativo commento critico. Lo scopo è quello di  divulgare una conoscenza aggiornata e puntuale delle ricerche e di promuovere nei cittadini una capacità di lettura dei fenomeni unitamente alla connessione virtuosa tra individuazione dei problemi e proposte di soluzione degli stessi.

 

 

 

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TELELAVORO E DONNE

 

Le conclusioni del recente rapporto su: “Donne, scienza e tecnologia” (Fondazione Cotec in collaborazione con CNR) fa ritenere che per il futuro delle lavoratrici sia homework, ma vi sono altrettanti dubbi che non sia altro che un nuovo orizzonte della precarietà del lavoro, meno fisso e sempre più mobile. Del tipo “usa e getta”.

Da almeno vent’anni a questa parte si parla del futuro certo del telelavoro sull’abbrivio di una disponibilità crescente e sofisticata di mezzi tecnologici per dilatare le possibilità del lavoro a distanza. Se ne parla da allora come di una nuova frontiera del lavoro, non più slegato dai tempi di vita, conciliabile con gli impegni familiari e del tempo libero. Ideale per le donne. Niente di tutto questo. La tecnologia viene utilizzata per superare i confini nazionali, nell’era della globalizzazione con un mondo sempre più piccolo piatto e intelligente, ma non quello dell’azienda che pure continua a progettare strumenti di flessibilità (videoconferenza, pc e cellulari di ultima generazione connessi con l’ambiente di lavoro). L’attesa, vana, di un assetto normativo che disciplini il telelavoro rendendola un’opportunità per lavoratori e datori di lavoro sembra frustrata dalla constatazione di un mercato del lavoro tutt’altro che libero e in grado di offrire pari opportunità. Tanto più in un’epoca di crisi economica, pur se proprio la crisi dovrebbe esaltare l’innovazione creativa. D’altra parte tutta la produzione legislativa riguardante internet, il telelavoro ed in generale le nuove tecnologie è stata caratterizzata da grande approssimazione e da una generale insoddisfazione. Possiamo consolarci considerando questo come un vulnus non solo italiano?

 

 

I FIGLI?  POCHI PERCHE’ AD ALTO COSTO

  a cura di Renato Frisanco

 La recente ricerca del CISF (Centro Italiano per gli Studi sulla Famiglia) - “Il costo dei figli” curata da Piepaolo Donati, Franco Angeli, 2010 - dimostra, cifre alla mano, l’oneroso impegno finanziario delle famiglie italiane per l’accrescimento dei figli tanto da affermare che «la popolazione italiana sopravvive decentemente proprio perché rinuncia ad avere figli».

Cosa significa oggi avere un figlio? Lo dicono le statistiche. Il nostro Paese è, nel mondo, tra quelli con la popolazione più vecchia in assoluto non solo perché la gente vive più a lungo ma anche perché nascono meno figli. Il tasso di fecondità delle donne italiane è decisamente basso: 1.33 figli per donna, vale a dire che una coppia non riesce a riprodurre un numero di figli in grado di sostituirla. Se non ci fossero gli immigrati che compensano il calo di fecondità delle donne italiane, il nostro Paese sarebbe destinato ad un progressivo declino.

I figli rappresentano infatti un costo importante per le famiglie alle prese con la crisi economica, la scarsa occupazione e con le crescenti esigenze di cura e investimento della prole. Inoltre si preferisce avere un solo figlio per garantirgli il massimo delle opportunità possibili in proiezione dell’inserimento in una società più esigente e complessa. Ma si rivela un investimento di lunga durata come attesta la permanenza dei figli ultratrentenni nell’abitazione dei genitori in attesa di un inserimento sempre più posticipato nel mondo del lavoro. Il basso tasso di fecondità delle donne e la prima  maternità in età avanzata - e quindi spesso unica -  dipende anche da un mercato del lavoro che assomma alle “impari” opportunità, la crisi strutturale connotata da un’occupazione decrescente, incerta, atipica e a termine. In periodi di crisi economica di lungo periodo come questa, mettere al mondo un figlio richiede alla coppia un atto di fiducia nel futuro, a fronte di una minore disponibilità media di reddito. E’ altresì comprovato il rapporto lineare tra rischio di povertà e numerosità dei figli per cui quando nella famiglia sono presenti almeno tre figli l’incidenza della povertà assoluta è doppia (8%) rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane (4,1%) e tripla rispetto a quella stimata per le coppie con un solo figlio (2,6%). Il costo unitario dell’allevamento/mantenimento di un figlio in età 0-5 anni ammonterebbe a 317 euro al mese, cioè 3.800 euro l’anno e cresce progressivamente con l’età per cui in media il costo di accrescimento di un figlio (mantenimento compreso) è di 798 euro al mese, equivalente ad un vero e proprio mutuo, circa 9.000 euro annui. E’ una spesa condizionata dai limiti di reddito perché le famiglie che se lo possono permettere spendono molto di più (quelle benestanti l’83% in più di quelle povere). E’ evidente, tra l’altro, come il differenziale di spesa tra le famiglie generi una reale discriminazione nelle opportunità di crescita e quindi nel destino sociale delle persone perpetuando le disuguaglianze sociali.

A fronte di tale situazione lo Stato italiano invece di praticare una politica di equità fiscale verso la famiglia con figli la penalizza in proporzione diretta al numero di questi. Nel 2005 la spesa sociale a favore della famiglia e dell’infanzia in Italia era solo dell’1,1% del PIL con un divario consistente rispetto a quanto si verificava in altri Paesi dell’Europa, come la Germania (3,2%) o la Francia (2,5%). Eppure si tratta di una spesa ad elevato rendimento sociale. Nonostante le annunciate proclamazioni non viene ancora attuato il “quoziente familiare” che garantirebbe sgravi fiscali più alti al crescere del numero dei componenti.

Oltre alla severità del carico fiscale permane nel nostro Paese una più ridotta rete di servizi in grado di affiancare la famiglia nel compito di cura dei figli, dagli asilo nido, ai centri sociali, all’assistenza domiciliare (in caso di sostegno educativo), al tempo pieno scolastico basato su attività ludico espressive e aggregative, fino alle pratiche di prevenzione sanitaria specifiche per l’infanzia.  Tutto ciò richiede un ripensamento generale su cosa significhi oggi avere dei figli, bene più raro di un tempo e assolutamente importante perché rappresentano il “bene comune” del nostro futuro. I recenti efferati infanticidi, che segnalano un rigetto di genitori disperati nei confronti dei figli per la difficoltà a sostenere le incombenze educative, di cura e di mantenimento, marcano la loro solitudine rispetto a tali compiti.

Cosa fare? La responsabilità nei confronti del bene figlio non può essere circoscritta alla sola sfera privata, ma richiede una condivisione sociale. E quindi una nuova politica sostenuta da tutte le forze sociali orientata ai figli, un “Welfare relazionale” dell’infanzia e dei figli, per usare il concetto chiave di Donati, che rilanci la centralità della famiglia come cellula primaria dello Stato ma non la lasci sola.

 

MONITORAGGIO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI E UTENTI DISABILI:

LA METROPOLITANA DI ROMA

(Renato Frisanco – La Casa del Consumatore)

Roma 25 marzo 2010

Il monitoraggio realizzato quasi un anno fa (ma noto da pochi giorni) dall’Agenzia  per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, costituisce un atto dovuto ai cittadini sulle condizioni di accessibilità e fruibilità di un servizio nevralgico per la mobilità urbana come è quello della metropolitano, peraltro in fase espansiva sul territorio del comune di Roma.

Proprio per la necessità di dare conto ai cittadini, in particolare ai più svantaggiati, dello stato della mobilità su rotaia è doveroso che tale monitoraggio venga ripetuto ogni anno - oltre che esteso a tutto il sistema dei trasporti pubblici locali - e i risultati restituiti in modo capillare e divulgativo ai fruitori del servizio anche tramite i display audiovisivi installati nelle vetture della metropolitane e sulle banchine delle fermate.

Il pregio della ricognizione sistematica effettuata sulle due linee metropolitane è quello del coinvolgimento attivo e “interessato” delle organizzazioni di tutela e rappresentanza dei cittadini disabili (quali l’UIC, l’ANMIC e l’ENS) che hanno verificato direttamente lo stato dell’accessibilità alla/nella metropolitana nei suoi innumerevoli aspetti e indicatori. Sia per quanto concerne le disabilità motorie che sensoriali.

Il quadro delle conoscenze che emerge non è edificante, pur segnalando alcuni progressi condotti nei primi dieci anni di questo secolo, ovvero da quando la maggiore sensibilità alle pari opportunità dei cittadini disabili nella fruizione dei trasporti pubblici locali si è tradotta in atti concreti. Vi è ancora uno scarto significativo tra le norme che garantiscono tale diritto e la loro puntuale e completa attuazione, soprattutto nelle tratte più vecchie della metropolitana che sono da mettere a norma entro un tempo realistico ma definito. Il ritardo appare significativo anche rispetto a quanto realizzato nelle più moderne capitali dei Paesi europei.

I dati confermano che l’accessibilità è solo parziale e la possibilità di spostarsi in sicurezza è a “macchia di leopardo”. Colpisce il rilievo che proprio la stazione Termini sia particolarmente “irregolare” al riguardo. Sarebbe interessante sapere se per l’attuale ristrutturazione della stazione Tiburtina sia stato previsto e approvato, con il consenso delle principali associazioni dei disabili, un progetto di accessibilità. E’ forse il caso di informarsi chiedendo altresì al Comune - il più diretto garante dei diritti dei cittadini -che qualsiasi opera pubblica relativa al sistema viario e alle infrastrutture urbane debba esplicitare le soluzioni per il superamento di qualsiasi barriera architettonica che permetta l’effettività del diritto di movimento e fruizione della città da parte di tutti.Migliorando la città per i disabili si migliora la città per tutti.

Scarica l'indagine

 

 

 

 LA RINEGOZIAZIONE DEL CONTRATTO DI MUTUO

Università Roma Tre Giurisprudenza 

Dott. Simona Gasparri

 

 

LEGGI NAZIONALI  

CODICE DEL CONSUMO VERSIONE AGGIORNATA

Decreto legislativo n.146/2007
DECRETO LEGISLATIVO 2 Agosto 2007 , n. 146 Attuazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica le direttive 84/450/CEE, 97/7/CE, 98/27/CE, 2002/65/CE, e il Regolamento (CE) n. 2006/2004….
Maggiori informazioni su: Decreto legislativo n.146/2007

Decreto legislativo n. 145/2007
DECRETO LEGISLATIVO 2 Agosto 2007 , n. 145 Attuazione dell’articolo 14 della direttiva 2005/29/CE che modifica la direttiva 84/450/CEE sulla pubblicita’ ingannevole…
Maggiori informazioni su: Decreto legislativo n. 145/2007

Decreto Ministeriale del 18 dicembre 2006
Decreto Ministeriale del 18 dicembre 2006 per la richiesta di finanziamento per le iniziative a vantaggio dei consumatori….
Maggiori informazioni su: Decreto Ministeriale del 18 dicembre 2006

Legge del 2 aprile 2007, n. 40
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese….
Maggiori informazioni su: Legge del 2 aprile 2007, n. 40

Legge 3 agosto 2004, n. 204: disposizioni urgenti per l’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari
Legge 3 agosto 2004, n. 204, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157, recante disposizioni urgenti per l’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari, nonche’ in materia di agricoltura e pesca”…
Maggiori informazioni su: Legge 3 agosto 2004, n. 204: disposizioni urgenti per l’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari

Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541
Il decreto introduce in Italia i principi dettati dall’Unione Europea per quel che riguarda la pubblicità e l’informazione relative ai medicinali per uso umano.
Maggiori informazioni su: Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541

Decreto legislativo 29 dicembre 1992, n.517
Con questo provvedimento, l’ordinamento italiano ha definito i requisiti tecnici degli strumenti per pesare che non siano a funzionamento automatico
Maggiori informazioni su: Decreto legislativo 29 dicembre 1992, n.517

Decreto Legislativo 25 gennaio 1992, n. 74
Il decreto legislativo definisce i requisiti della comunicazione commerciale, regolando le modalità dei messaggi pubblicitari in modo da garantire al consumatore informazioni corrette.
Maggiori informazioni su: Decreto Legislativo 25 gennaio 1992, n. 74

Decreto legislativo 15 gennaio 1992, n.50
Con questo decreto, l’Italia introduce nella legislazione nazionale le linee-guida della Ue riguardanti i contratti stipulati a domicilio o comunque al di fuori dei locali commerciali.
Maggiori informazioni su: Decreto legislativo 15 gennaio 1992, n.50

 

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Giugno 2010 09:13